Soundtrack 6.

chet Chet Baker – Almost Blue.

Si incontrano persone, a decine, a migliaia, in una vita.
Alcune lasciano segni profondissimi, altre scompaiono semplicemente, colano via come le gocce di pioggia su un vetro, mentre noi siamo intenti a guardare il paesaggio là fuori. Di altre restano tracce, restano segni, cose, che ci portiamo dietro ed ogni volta che ce li troviamo davanti pensiamo “Ecco, questo me lha lasciato lui, o lei”. E proviamo magari gratitudine, se il loro segno è qualcosa di bello, che ci ha comunque arricchito. E il pensiero che rivolgeremo a quella persona sarà accompagnato da un sorriso, e a una piccola fitta, appena percettibile, di nostalgia.
Almost Blue
di Chet Baker è uno di questi segni, per me. Una delle piccole cose che mi ha lasciato una persona anni fa. Insieme ad un bel po di altra musica, un sacco di risate, immagini…
Io gli ho lasciato il libro (molto bello) con lo stesso titolo scritto da Carlo Lucarelli. E spero anche una manciata di buoni ricordi che ogni tanto rinnoviamo.
Non so quasi niente di jazz, ronzo intorno a questo genere con curiosità e una certa dose di deferenza… Ho spesso la sensazione di non essere ancora pronta per il jazz, forse. Però Chet Baker è rimasto nellaria, intorno a me, e a volte mi manca…

"Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po di polvere. Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost Blue.
A starci attenti, molto attenti, si può sentire anche quando prende fiato e stacca le labbra sulla prima
a di almost, così chiusa e modulata da sembrare una lunga o. Al-most-blue… con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi.
Per questo mi piace Almost Blue. Perchè è una canzone che si canta a occhi chiusi."

Carlo Lucarelli – Almost Blue – 1997 – Einaudi Editore. <!– –>

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. UniTuran
    Lug 22, 2007 @ 08:19:00

    la musica fa parte della mia vita e ogni brano, ogni canzone che ho sentito, ha lasciato dentro di me un ricordo brutto o bello che sia.buon w.e. Uti

    Rispondi

  2. seaweeds
    Lug 22, 2007 @ 11:29:00

    Allora, non ho mai letto Lucarelli ma l’ho sempre seguito più per le inchieste televisive.Non ho mai approfondito troppo Chet Baker, ma cavoli, non ho mai letto una descrizione di un brano musicale così bella e sentita.Senza avere in mente il brano riesce a trasmettere perfettamente l’emozione di un ascolto così emozionante…Sono senza parole…

    Rispondi

  3. contenebbia
    Lug 22, 2007 @ 11:37:00

    Quella è una delle pagine più belle mai scritte da Carlo. “Almosrt Blue” è stato scritto tenendo il disco di Baker in costante sottofondo. Solo quando voleva entrare nella mente del serial killer lo sosttituiva con un album dei Nine Inch Nails…

    Rispondi

  4. chefmarco
    Lug 23, 2007 @ 07:35:00

    entriamo nel magico jazz e al chet backer che adoro ed ho conosciuto… scocciato nella vita e sul palco divino alla tromba e voce calda rauca melodiosa la usava come uno strumentoa chet ho dedicato un post sul mio blog

    Rispondi

  5. Isa71
    Lug 23, 2007 @ 13:17:00

    @UniTuran: si, spesso è così…@seaweeds: se poi provi a leggere il libro con Chet in sottofondo diventa magico… Carlo Lucarelli è un bravissimo narratore, secondo me. Buona lettura e buon ascolto. ;-)@contenebbia: ricordo che andai a cercarmi anche i pezzi dei Nine Inch Nails mentre leggevo il libro…@chefmarco: tu mi stupisci continuamente! E cosa cucineresti per poter tenere Baker in sottofondo?

    Rispondi

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