Elvis has (not) left the building.

Avevo sei anni. Ricordo che cera il sole, ed ero in casa con mamma.
Arrivò la nonna, e, chiacchierando, le disse che aveva sentito alla radio che era morto quel cantante americano che a lei piaceva tanto.
Elvis.
Mia madre non lo aveva ancora saputo. Rimase in silenzio, gli occhi lucidi. "Elvis è Elvis", mi diceva sempre.
So che ha fatto migliaia di canzoni migliori di questa, ma sono molto affezionata a "Wooden Heart". Quando ero piccola, con mamma mettevamo su il disco e ci divertivamo un sacco a sentirla e canticchiarla. Ancora oggi mi mette di buonumore.
Elvis è uno di famiglia, qui.

Per ricordare Elvis, vi segnalo il bellissimo post di Seaweeds, potete leggerlo QUI, è lultimo di una serie di quattro post sulla vita del Re, e ci sono chicche video che valgono la pena di essere viste. <!– –>

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mamikazen
    Ago 16, 2007 @ 15:05:00

    Hai visto in tivù tutti quelli che sono andati a portargli un saluto, a Graceland?Ieri ho tentato di spiegare al mio treenne chi era (anzi, chi è) Elvis, dato che Lilo e Stitch è il suo film preferito…

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  2. seaweeds
    Ago 17, 2007 @ 09:43:00

    Il post, commosso, ringrazia di cuore. :)Che bello avere un mito che si tramanda nella famiglia.Musicalmente io non ho avuto questa occasione perché entrambi i miei genitori sono musicisti classici e, se mia madre è un pochino più aperta alla musica “leggera”, mio padre guarda con sospetto qualsiasi cosa sia stata scritta prima del 1910 (sì, pure un po’ Gershwin o Prokofiev!). :)Quindi capirai il mio enorme stupore e la grande soddisfazione quando, pochi mesi fa, guardando il Comeback Special di Elvis a cena, l’ho visto rapito e, poco dopo, si è messo spontaneamente a fare commenti postivi sul Re: aveva proprio un gran carisma, che bellissima voce, che simpatia naturale.Beh, nonostante li abbia pure dovuti suonare, non gli ho mai sentito fare commenti del genere sui Beatles.E credo che non lo dimenticherò tanto facilmente!

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  3. serendipidity
    Ago 17, 2007 @ 12:52:00

    (grazie del saluto e del ricordo, beccati il mio. ciao)Elvis: il mito e’ vivo? Ci eravamo arrivati su due camper passando da Zabriskie Point , attraversando 300 miglia del Death Valley National Park. Dove ad accoglierci a Fornace creek, c’erano 52 gradi centigradi di temperatura in un paesaggio lunare (e’ il fondo di un lago 86 metri sotto il livello del mare, tenuto asciutto dall’arsurama). Abbiamo soggiornato nella antica stazione dei twenty mule team, il trasporto organizzato per attraversare il deserto col carico della miniera di borato puro (99,9%). Parcheggiato il camper sotto palme e eucalipti, una piccola oasi costruita alla tipica cartolina americana, ci siamo immersi nell’aria condizionata del resort: sui corridoi lunghi e stretti con le luci al neon acide, enormi armadi-dispenser di ghiaccio a metri cubetti; il secchiello del ghiaccio era delle dimensioni di un vero mastello. Respirando all’aperto ci si scottava le narici. Aria rovente e secca. Come stare in sauna col carbone incandescente o mettersi il fon al massimo del calore sparato in faccia. Si aveva sollievo solo in acqua, sott’acqua, in piscina o nel saloon. Rigorosamente buio pesto, illuminato solo da lampade blu tipo notturno delle fs e dagli schermi dei videogiochi. Anche il tavolino era lo schermo di un monitor gioco. Unica evasione prevista. Eravamo in sei: un veneziano, un parigino pied-noir, io, e le nostre girls: un’italiana, una inglese e una francese. Che chiese ? in un posto ove l’orto piu’ vicino era a 200 miglia ? una “carrot salad” come prima colazione e alla risposta del cameriere “sorry madam, we don’t have carrots…” commento’ con il piu’ ovvio degli intercalari: “strange, very strange..”Unbelievable…”. Il posto era frequentato da scienziati russi e americani che studiavano la sopravvivenza in situazioni estreme.Va beh, dopo qualche giorno nella valle della tribù degli Shoshoni, pellerossa indigeni che avevano come tecnica di guerriglia l’imboscamento, nel senso che quando erano attaccati sparivano (non potevano scegliersi un nome migliore, a me suona molto “sguscioni”), ci dirigiamo verso Las Vegas. Prendiamo camere nello splendore di 100.000 watt allo Stardust hotel. Ecco i poster al neon e i loop di lampadine colorate sparpagliati ovunque gridavano: “TONIGHT ELVIS MEMORIAL FESTIVAL”, al Caesar’s Palace. Si esibivano una mezza dozzina di cloni del mito.Forse tra di loro c’e’ il vero Elvis. Girava voce.Il rumore ovattato dei tavoli verdi e delle slot machine, le buche dei dadi, le mezzelune dei tavoli del black jack suonavano e frusciavano di allegra spensieratezza. Il rosso vince, pari… doppio zero, vince il banco.Il mito non deve morire. The show mast go on.Il dollaro non muore, e’ salvo.

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  4. Elenamente
    Ago 17, 2007 @ 15:27:00

    E’ sempre bello tornare qui.

    Rispondi

  5. giove181
    Ago 17, 2007 @ 19:53:00

    Ciao stella. Passo e saluto al volo. Vado a farmi qualcosa da mangiare. Ciao e buona serata.Un abbraccio

    Rispondi

  6. Isa71
    Ago 18, 2007 @ 21:48:00

    @mamikazen: si, li ho visti. Una volta vorrei andare a vedere pure io. Ottimo lavoro, col pupo: tiriamoli su come si deve fin da piccoli! :-))@Seaweeds: 🙂 Però, il genitore che cede di fronte al Re dev’essere stata una bella soddisfazione, si… I miei invece sono rocchettari senza ritegno: Elvis da parte di mamma, Santana da parte di papà. @Serendipidity: sei un grande. Grazie. @Elenamente: è sempre bello vederti passare! Un bacio!@giove181: grazie del saluto al volo e buona serata a te! Ma poi cosa ti sei cucinato? 🙂

    Rispondi

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