C’è questo ma c’è anche dell’altro (per fortuna).

C’è la gente cattiva. E’ brutto da dire, ma certa gente è proprio cattiva, bassa, direi infima. Morti di fame, diceva giustamente il mio compagno oggi, anche se hanno i milioni. Gente che non ha altro scopo nella vita che ferirti, farti star male, creare casino nella vita altrui. Quale godimento ne traggano, lo sanno solo loro.

Spesso ci riescono, e ti svegli col mal di stomaco a palla e l’idea di vomitare da un minuto all’altro come prospettiva migliore della giornata.

Però, per fortuna, per la gente che non è cattiva, c’è dell’altro. C’è stappare una buona bottiglia di vino acquistata in una piccola vacanza dove ha quasi sempre piovuto machissenefrega. C’è un giro in un negozio ad imparare le consistenze della carta per acquerelli, sperando prima o poi di avere il coraggio di poggiare il pennello su uno di quei meravigliosi fogli così vivi.

Ci sono le fragole raccolte da mio padre nell’orto di un suo amico, che profumano così intensamente che ti chiedi dove abbiano trovato tutto quello slancio. C’è la risata fatta con una collega nonostante tutto. C’è il tuo cane che ti strappa di mano l’osso che gli sventoli davanti correndo via come un cucciolo anche se ha quindici anni e zoppica vistosamente.

C’è il tuo uomo che valuta con estrema attenzione la tavoletta migliore da usare come supporto da disegno, spingendoti a cercare il meglio, e non la prima cosa e via come a volte (troppo spesso?) ti capita di fare.

C’è tutto questo, e piano piano la gente cattiva svanisce, come la foschia, il mattino dopo.

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E quindi?

Un’altra giornata che se ne va, un’altra settimana che scivola via nella pioggi (quasi) incessante. Ho messo uno smalto nuovo, chiaro come vorrei fosse chiaro il futuro prossimo. E invece è tutto nuvoloso come il cielo. Eppure, sentendo l’odore dei campi bagnati, guardando il mio cane che viene ad appoggiare il muso sulla mia gamba mentre scrivo, sentendo il respiro del mio uomo che guarda la tv disteso sul letto, penso che a suo modo, ed è un modo gravemente bizzaro, questo può essere un mondo merviglioso. Ma forse è solo la chitarra di Mark.

Credere.

“Credo nella manicure, nell’agghindarsi, nell’usare rossetti, nel rosa.

Credo che l’amore sia il miglior metodo per bruciare le calorie.

Credo nel bacio alla francese. Credo che le ragazze felici siano le più carine.

Credo che domani sia un altro giorno e credo ai miracoli”

Audrey Hepburn.

audrey hepburn

Dieci anni dopo. No retreat, baby, no surrender.

Caro Suddito,
mi è sembrato assolutamente folle dover rendermi conto che sono passati dieci anni da quando ci siamo conosciuti. “Come dieci anni? E come è successo?”
Eppure è successo. Dieci anni dall’inizio di quel nostro meraviglioso epistolario. Prima delle chat, prima di Facebook, prima del Social. Prima. Perfino prima dell’undici settembre.
E tre anni prima che tu decidessi di andartene altrove, dove spero tu stia soffrendo un po’ meno.
Nonostante questi dieci anni, certe volte i ricordi, le cose che mi dicevi, riappaiono netti e nitidi come se tu mi avessi chiamato dieci minuti prima, mentre sei a far benzina e temi che la macchinetta ti abbia inghiottito il bancomat. E netto riappare il dolore. A macchie, qua e là e per motivi assolutamente bizzarri. Certe volte vedo il Milan in tv e mi viene il nodo in gola, e penso a quanto ti saresti divertito a sfottermi quando siamo finiti in B. Per una pura coincidenza se n’è andato anche Big Man Clemmons, e mi sono ricordata dei tuoi racconti degli epici concerti del Boss… No retreat baby, no surrender, abbiamo fatto tutti e due una promessa.

Penso a come saresti stato felice di vedere com’è la mia vita adesso, e mi fa male sapere che non potrai mai abbracciarmi e dirmi che sei felice per me. Guardo la posta elettronica e mi rendo conto che il tuo indirizzo email non è nei miei contatti, anche se me lo ricordo a memoria ancora adesso.

Penso che se dieci anni fa fossi stata la donna che sono ora, forse tu saresti ancora qui a rendere speciale il mondo con la tua delicata sensibilità… ma non sarei la donna che sono ora se non ti avessi perso in questo modo così doloroso. E’ una spirale di eventi concatenati che mi tocca accettare di buon grado.

Ho ancora la nostra scatola, mi guarda dal ripiano della mensola, e certe volte penso che farei bene a metterla via (dovrei smetterla di occuparmi di un vecchio orso, ti ricordi cosa mi dicesti, una delle rare volte in cui ci siamo scontrati?) ma non mi riesce. Dentro quella scatola ci sono ancora molte cose buone. E quelle non voglio metterle da parte, non mi sembra giusto.
E’ andata così.

Se tu fossi davanti a me forse ti prenderei a sberle per quanto mi hai fatto soffrire, per avermi lasciato questo ineluttabile senso di perdita che mi perseguita, e mi fa perseguitare tutti quelli che amo nel timore di vederli svanire nel nulla, e ripiombare in quel dolore orrendo. O forse semplicemente coglierei l’occasione per abbracciarti come non ho mai potuto fare.
Dovunque tu sia, mi immagino sia un posto con molti libri, tanto sole e una pianta di limoni, e che tu ci stia un gran bene. E finalmente in pace.
Pensami ogni tanto. Ti voglio bene.
La Tua Imperatrice.

Questo bacio a tutto il mondo.

Una delle cose  più belle ed emozionanti che ho avuto nella mia vita è stata la visita al Fregio di Beethoven, alla Secessione di Vienna. In un tardo pomeriggio di dicembre, ci siamo ritrovati, io e l’uomo che amo, di fronte alla Secessione. Splendeva, l’edificio, anche se non c’era il sole, e sapeva di straordinario già a starci davanti. Non senza difficoltà per il ghiaccio sui gradini, siamo entrati, e ci siamo letteralmente immersi, visto che si trova in una sala nel seminterrato, nella stanza che ospita il Fregio.

Questa sala:

Eravamo lì, noi due e altri tre o quattro turisti, a contemplare il genio di Klimt disteso per svariati metri sulle pareti di quella sala quasi kubrickiana. E’ in alto, c’è da stare col naso all’insù per un bel po’.

Il fregio di Beethoven, come è raccontato qui, diviso su tre pareti, e rappresenta la ricerca della felicità, con la supplica degli umani al cavaliere che rappresenta la forza che guida nella lotta per il raggiungimento della felicità, poi le forze che si oppongono: malattia, follia e morte, e voluttà, lussuria ed eccesso.
Infine, la ricerca della felicità che trova il compimento nella poesia e nelle arti, che sono il luogo dove si trovano pura gioia, pura felicità, puro amore. E a concludere, la rappresentazione del verso più emozionante dell’Inno alla Gioia di Schiller, musicato da Beethoven e che ha fatto da ispirazione a Klimt per questo affresco:

“Gioia, meravigliosa scintilla divina.

Questo bacio a tutto il mondo”

Il coro delle donne in  paradiso, e l’abbraccio della coppia, ancora più emozionante del più famoso “Bacio” di Gustav Klimt. Restammo lì per un tempo che non ho mai saputo quantificare, ma che fu intenso e importante. Si annusava il genio, e l’arte quando era vita, e un modo di pensare che era avanti a noi di secoli.

Uscimmo poi, nel gelo della sera viennese, con un sogno realizzato.

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