Terra.

Io vorrei, davvero, andare a zappare la terra. La terra non ti insulta, non ti umilia, non ti sfinisce la mente lasciandoti il corpo molle come quello di un verme bianco. Ti stanca, ti stronca, ti chiede attenzione e cura, ma ti rispetta. Laddove il rispetto è fatto di mani segnate, di freddo nelle ossa e piante che crescono dal tuo lavoro. Non ci sono menzogne, dove c’è la terra. Non puoi mentire alla terra, perchè non ti perdona, se lo fai. Se davvero potessi farlo, andrei volentieri a zappare la terra.

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Il volto di un uomo.

cieloOggi un uomo mi ha raccontato di come ha visto morire sua figlia.

Il mio lavoro è strano, a volte. La maggioranza delle persone ti transitano davanti, o al telefono, per due, cinque minuti. Se c’è qualche problema, dieci minuti. Poi vanno via. Next patient please, send in another victim of industrial disease… Quelli che si fanno ricordare, in genere, è perchè in qualche modo turbano il regolare andamento del lavoro: richieste bizzarre, arrabbiature, reclami, invettive contro il governo e così via.

Oggi è arrivato un uomo anziano, sui 70 anni. Dopo avermi raccontato il motivo per cui era al mio sportello, mi ha confessato di essere demolito. E lo era, demolito. Il suo era un viso scolpito dai colpi inferti dalla vita. Mi ha raccontato della morte di sua figlia, che presumo avesse più o meno la mia età. Mi ha raccontato una tragedia enorme con una dignità e una compostezza che mi hanno demolita. Si è scusato per lo sfogo. Gli ho risposto che non c’era problema. E allora è andato avanti col suo racconto, mimando la scena, quell’ultimo straziante, eppure tenero, abbraccio. Mi ha raccontato di fato e intuizione. Mi ha raccontato delle persone che l’hanno aiutato e ho visto sul suo viso una gratitudine sincera e rara. L’ho ascoltato, letteralmente rapita dalle sue parole, vedendo ogni immagine che mi raccontava.

Poi è arrivata un’altra persona, e lui, compostissimo, ha salutato e si è avviato all’uscita. Visto che in settimana tornerà, gli ho detto di passare a farmi sapere com’è andata la sua pratica, se mi vede, se ha risolto almeno qualche bega burocratica.

Dopo un po’ mi sono chinata sotto al bancone ad asciugarmi gli occhi.

Ah, la Spagna!

Ah! la Spagna!

Che economicamente sarà pure messa peggio di noi (ma ne dubito). Che sarà pure piena zeppa di Italiani (che sia colpa nostra anche lì?). Ma ha sempre un fascino enorme. La Spagna, e gli Spagnoli.

Un uomo di mezza età che con garbatissimo accento spagnolo vi chiede in prestito una penna “approfittando della vostra gentilezza”, con tutte quelle “esse” pronunciate con quel tono tipico, con la cortesia di un proprietario terriero da film degli anni ’50, è irresistibile, e anche se pensate che la penna non la rivedrete più, gliela prestate comunque.

Se poi ve la riporta, diventa il top della giornata!

Olè!

Compleanni e cambiamenti.

E così si volta pagina. Un anno in più, e un cambiamento radicale. Niente più lavoro pendolare.

Niente più 90 km al giorno per guadagnarsi la pagnotta.

E, pare o almeno si spera, un ambiente di lavoro decisamente migliore. Se non dal punto di vista umano (sto scoprendo che la propensione alla lite negli enti pubblici è smodata), almeno da quello ambientale.

Ho timbrato il cartellino oggi, per la prima volta, in quello che a quanto pare è Il Posto Di Lavoro Definitivo. Ed è una bella sensazione, nel giorno del proprio compleanno. Mi hanno pure regalato un cioccolatino, e fatto gli auguri anche se mi avevano conosciuto da pochi minuti.

Mi porto dietro un anno che è stato quasi come fare il militare, al lavoro contando i giorni per andarmene, e tenendo duro con le mie due colleghe che sono le uniche o quasi che mi mancheranno.

Ma ora è andata, finita, si volta pagina. A 38 anni, mi merito la mia serenità.

 

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Uomini e Gentil-Uomini.

cappello(Allo sportello, un pomeriggio di primavera. Entra un uomo anziano, sullottantina, distinto.)

Uomo: Buongiorno, signorina, dovrei fare questa prenotazione.

Io: Certo, si accomodi pure.

(Luomo si siede, ed io inizio ad inserire i dati…)

Uomo: Deve proprio scusarmi, signorina. (Lo guardo con aria interrogativa, perchè proprio non capisco di cosa debba scusarsi)

Io: Di cosa?

Uomo: Non mi sono tolto il cappello in sua presenza… (e si toglie con eleganza il cappello, appoggiandolo sulla sedia a fianco. Credo di essere arrossita.)

Io: Oh, non cè problema, davvero…

Uomo: Sa, sono un uomo di una vota, ed in presenza di una signora bisogna togliere il cappello. (Continuo con la prenotazione, e alla fine il Gentil-Uomo si congeda stringendomi la mano con garbo).

Gentil-Uomo: Grazie, signorina, è stata molto gentile. Arrivederci.

Io: Dovere, grazie a lei. Arrivederci.

Come rendere migliore la giornata di unimpiegata. <!– –>

In prima linea.

tastieraE così eccomi qua, è venerdì e sono sopravvissuta alla mia prima settimana da impiegata statale.
Prima settimana di fuoco, visto che il lavoro è stato condito da un bel carico di commissioni per le feste. E stato come correre senza pausa per ora.
E per di più, alzarsi alle 6 del mattino fa sembrare le giornate chilometriche.
Sono in prima linea.
Mi hanno piazzata ad uno sportello al pubblico in una zona periferica della città, piena di situazioni socialmente complesse.
Per intenderci. anziani soli, immigrati, tassi di disoccupazione altissimi. Il mio primo giorno di lavoro, appena arrivata, mi hanno avvisata: non perdere mai di vista la borsa, che qui gli scippi sono allordine del giorno.
A contatto di una situazione del genere, in una settimana, se mai ne avessi avuto bisogno, ho capito quanto sono fortunata, e quanto è buona la vita che faccio.
E per fortuna, mi piace anche molto quello che sto facendo come lavoro, perchè mi dà la possibilità di aiutare gli altri, di risolvere qualche piccolo problema. Non cambierò la vita a nessuno, probabilmente, ma forse potrò aiutare a rendere più semplici alcune cose.
E questo non è poco. E difficile stare al pubblico, lo so per esperienza precedente, ma dà anche molta più soddisfazione che starsene da soli dietro una scrivania in un ufficio pieno di scartoffie.
Le mie colleghe sono in gamba, sul serio. Sono lì da una vita, eppure si battono ancora per aiutare gli utenti, e per cercare di migliorare le cose. Mi stanno insegnando il mestiere, e in una settimana ho già imparato moltissimo. Sono gentili con me e le mie pippe mentali da neo-assunta, e non ci manca loccasione per farci due risate o scambiarci qualche consiglio da brava massaia.
Perchè si, ognuna di noi, dopo il lavoro torna a casa e riprende il suo posto di madre, moglie, figlia, casalinga.
Io giro negli uffici col cartellino di riconoscimento in bella vista, perchè se no mi scambiano per un utente. Continuo a conoscere colleghi che fanno turni diversi, prima o poi imparerò tutti i nomi, i turni, gli incarichi.
Ho una bella sensazione quando timbro il cartellino. Probabilmente fra qualche anno odierò doverlo fare, ma adesso mi fa sentire al sicuro. Mi fa sentire utile. Mi conferma ogni mattina che alla fine del mese ci sarà uno stipendio, anche se non enorme.
E sto scoprendo che vedere lalba in mezzo al gelo dellinverno è bellissimo. <!– –>

Argh.

Per andare il mio nuovo lavoro, iniziato alle 7.30 di ieri mattina, va bene. Le colleghe sono simpatiche e gentili, e quel che faccio mi piace.
E che non mi ricordavo più comè alzarsi alle 6.00 ogni mattina. Mi serve qualche attimo per riprendermi. Voi aspettatemi, eh?
"Non dimenticatemi…..!!!" (cit. Renato Zero).

Ragazzi, ho un sonno…

micio

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