Il volto di un uomo.

cieloOggi un uomo mi ha raccontato di come ha visto morire sua figlia.

Il mio lavoro è strano, a volte. La maggioranza delle persone ti transitano davanti, o al telefono, per due, cinque minuti. Se c’è qualche problema, dieci minuti. Poi vanno via. Next patient please, send in another victim of industrial disease… Quelli che si fanno ricordare, in genere, è perchè in qualche modo turbano il regolare andamento del lavoro: richieste bizzarre, arrabbiature, reclami, invettive contro il governo e così via.

Oggi è arrivato un uomo anziano, sui 70 anni. Dopo avermi raccontato il motivo per cui era al mio sportello, mi ha confessato di essere demolito. E lo era, demolito. Il suo era un viso scolpito dai colpi inferti dalla vita. Mi ha raccontato della morte di sua figlia, che presumo avesse più o meno la mia età. Mi ha raccontato una tragedia enorme con una dignità e una compostezza che mi hanno demolita. Si è scusato per lo sfogo. Gli ho risposto che non c’era problema. E allora è andato avanti col suo racconto, mimando la scena, quell’ultimo straziante, eppure tenero, abbraccio. Mi ha raccontato di fato e intuizione. Mi ha raccontato delle persone che l’hanno aiutato e ho visto sul suo viso una gratitudine sincera e rara. L’ho ascoltato, letteralmente rapita dalle sue parole, vedendo ogni immagine che mi raccontava.

Poi è arrivata un’altra persona, e lui, compostissimo, ha salutato e si è avviato all’uscita. Visto che in settimana tornerà, gli ho detto di passare a farmi sapere com’è andata la sua pratica, se mi vede, se ha risolto almeno qualche bega burocratica.

Dopo un po’ mi sono chinata sotto al bancone ad asciugarmi gli occhi.

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Dieci anni dopo. No retreat, baby, no surrender.

Caro Suddito,
mi è sembrato assolutamente folle dover rendermi conto che sono passati dieci anni da quando ci siamo conosciuti. “Come dieci anni? E come è successo?”
Eppure è successo. Dieci anni dall’inizio di quel nostro meraviglioso epistolario. Prima delle chat, prima di Facebook, prima del Social. Prima. Perfino prima dell’undici settembre.
E tre anni prima che tu decidessi di andartene altrove, dove spero tu stia soffrendo un po’ meno.
Nonostante questi dieci anni, certe volte i ricordi, le cose che mi dicevi, riappaiono netti e nitidi come se tu mi avessi chiamato dieci minuti prima, mentre sei a far benzina e temi che la macchinetta ti abbia inghiottito il bancomat. E netto riappare il dolore. A macchie, qua e là e per motivi assolutamente bizzarri. Certe volte vedo il Milan in tv e mi viene il nodo in gola, e penso a quanto ti saresti divertito a sfottermi quando siamo finiti in B. Per una pura coincidenza se n’è andato anche Big Man Clemmons, e mi sono ricordata dei tuoi racconti degli epici concerti del Boss… No retreat baby, no surrender, abbiamo fatto tutti e due una promessa.

Penso a come saresti stato felice di vedere com’è la mia vita adesso, e mi fa male sapere che non potrai mai abbracciarmi e dirmi che sei felice per me. Guardo la posta elettronica e mi rendo conto che il tuo indirizzo email non è nei miei contatti, anche se me lo ricordo a memoria ancora adesso.

Penso che se dieci anni fa fossi stata la donna che sono ora, forse tu saresti ancora qui a rendere speciale il mondo con la tua delicata sensibilità… ma non sarei la donna che sono ora se non ti avessi perso in questo modo così doloroso. E’ una spirale di eventi concatenati che mi tocca accettare di buon grado.

Ho ancora la nostra scatola, mi guarda dal ripiano della mensola, e certe volte penso che farei bene a metterla via (dovrei smetterla di occuparmi di un vecchio orso, ti ricordi cosa mi dicesti, una delle rare volte in cui ci siamo scontrati?) ma non mi riesce. Dentro quella scatola ci sono ancora molte cose buone. E quelle non voglio metterle da parte, non mi sembra giusto.
E’ andata così.

Se tu fossi davanti a me forse ti prenderei a sberle per quanto mi hai fatto soffrire, per avermi lasciato questo ineluttabile senso di perdita che mi perseguita, e mi fa perseguitare tutti quelli che amo nel timore di vederli svanire nel nulla, e ripiombare in quel dolore orrendo. O forse semplicemente coglierei l’occasione per abbracciarti come non ho mai potuto fare.
Dovunque tu sia, mi immagino sia un posto con molti libri, tanto sole e una pianta di limoni, e che tu ci stia un gran bene. E finalmente in pace.
Pensami ogni tanto. Ti voglio bene.
La Tua Imperatrice.

Questo bacio a tutto il mondo.

Una delle cose  più belle ed emozionanti che ho avuto nella mia vita è stata la visita al Fregio di Beethoven, alla Secessione di Vienna. In un tardo pomeriggio di dicembre, ci siamo ritrovati, io e l’uomo che amo, di fronte alla Secessione. Splendeva, l’edificio, anche se non c’era il sole, e sapeva di straordinario già a starci davanti. Non senza difficoltà per il ghiaccio sui gradini, siamo entrati, e ci siamo letteralmente immersi, visto che si trova in una sala nel seminterrato, nella stanza che ospita il Fregio.

Questa sala:

Eravamo lì, noi due e altri tre o quattro turisti, a contemplare il genio di Klimt disteso per svariati metri sulle pareti di quella sala quasi kubrickiana. E’ in alto, c’è da stare col naso all’insù per un bel po’.

Il fregio di Beethoven, come è raccontato qui, diviso su tre pareti, e rappresenta la ricerca della felicità, con la supplica degli umani al cavaliere che rappresenta la forza che guida nella lotta per il raggiungimento della felicità, poi le forze che si oppongono: malattia, follia e morte, e voluttà, lussuria ed eccesso.
Infine, la ricerca della felicità che trova il compimento nella poesia e nelle arti, che sono il luogo dove si trovano pura gioia, pura felicità, puro amore. E a concludere, la rappresentazione del verso più emozionante dell’Inno alla Gioia di Schiller, musicato da Beethoven e che ha fatto da ispirazione a Klimt per questo affresco:

“Gioia, meravigliosa scintilla divina.

Questo bacio a tutto il mondo”

Il coro delle donne in  paradiso, e l’abbraccio della coppia, ancora più emozionante del più famoso “Bacio” di Gustav Klimt. Restammo lì per un tempo che non ho mai saputo quantificare, ma che fu intenso e importante. Si annusava il genio, e l’arte quando era vita, e un modo di pensare che era avanti a noi di secoli.

Uscimmo poi, nel gelo della sera viennese, con un sogno realizzato.

Seratona.

baryshnikov

Nella foto, Baryshnikov in biancheria intima senza cartellini visibili.

Tipo che io sono malata, tosse scatenata, raffreddore a palla e febbriciattola strisciante, infilata sotto il piumone, che guardo Sex and the City (Carrie sta uscendo con Baryshnikov e Miranda è tornata con Steve, così, tanto per aggiornarvi) e mi accingo, appena avrò finito di scrivere questo post, ad asportare TUTTE le etichette e i cartellini di TUTTA la biancheria che ho comprato sabato scorso all’outlet di una nota azienda di intimo, e vi garantisco che è un mare di roba.

Dite la verità, mi invidiate la seratona, eh?

Cambiamenti.

ruscello"Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in ununica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso."
Arthur Golden, "Memorie di una geisha" – 1997

Ricordo bene questa frase, mi viene in mente ogni volta che urto contro qualcosa che fa cambiare la direzione del mio ruscello.
E così che funziona, sul serio.
A volte lurto è devastante, ed è paragonabile ad uno di quei cataclismi naturali che sconvolgono per sempre la geografia di un luogo, a volte nemmeno ci accorgiamo della deviazione, e solo dopo un po comprendiamo ciò che è accaduto.
E dobbiamo guardare il nostro nuovo corso, e capirlo e, soprattutto, accettarlo, perchè è possibile, anzi, è probabile, che niente possa tornare comera prima.
Ma gli urti, è innegabile, ci fanno bene, di qualunque tipo essi siano. Anche lesperienza più drammatica, più sconvolgente, ci segnerà in modo da farci incontrare il cambiamento successivo, quello che stravolgerà in meglio il nostro corso.
E guai se non trovassimo mai ostacoli. Le nostre acque ristagnerebbero, asfissiate dalla poca ossigenazione.
Quindi eccomi qui, a constatare la curva che ha intrapreso il mio ruscello, una curva che non avrei mai incontrato se non fossi saltata su quelle piccole rapide di qualche anno fa, se non mi fossi scontrata con quegli spuntoni di roccia che hanno completamente rivoluzionato il mio percorso.
E tempo di cambiamenti, lacqua scorre limpida e vitale… <!– –>

Silenzio.

silenzio
E che certe volte non mi escono proprio le parole.
Anche se ne pronuncio migliaia.
Ma non sono quasi mai quelle giuste.

<!– –>

Lovesong.

Mi sono appena convinta che questa è la canzone più bella del mondo. Perchè lamore dovrebbe essere così. "Ogni volta che sono solo con te, tu mi fai sentire come fossi di nuovo intero".

 

whenever Im alone with you
you make me feel like I am home again
whenever Im alone with you
you make me feel like I am whole again

whenever Im alone with you
you make me feel like I am young again
whenever im alone with you
you make me feel like I am fun again

however far away
  I will always love you
however long I stay
  I will always love you
whatever words I say
  I will always love you
  I will always love you

whenever Im alone with you
you make me feel like I am free again
whenever Im alone with you
you make me feel like I am clean again

however far away
  I will always love you
however long I stay
I will always love you
whatever words I say
  I will always love you
  I will always love you

<!– –>

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