Il volto di un uomo.

cieloOggi un uomo mi ha raccontato di come ha visto morire sua figlia.

Il mio lavoro è strano, a volte. La maggioranza delle persone ti transitano davanti, o al telefono, per due, cinque minuti. Se c’è qualche problema, dieci minuti. Poi vanno via. Next patient please, send in another victim of industrial disease… Quelli che si fanno ricordare, in genere, è perchè in qualche modo turbano il regolare andamento del lavoro: richieste bizzarre, arrabbiature, reclami, invettive contro il governo e così via.

Oggi è arrivato un uomo anziano, sui 70 anni. Dopo avermi raccontato il motivo per cui era al mio sportello, mi ha confessato di essere demolito. E lo era, demolito. Il suo era un viso scolpito dai colpi inferti dalla vita. Mi ha raccontato della morte di sua figlia, che presumo avesse più o meno la mia età. Mi ha raccontato una tragedia enorme con una dignità e una compostezza che mi hanno demolita. Si è scusato per lo sfogo. Gli ho risposto che non c’era problema. E allora è andato avanti col suo racconto, mimando la scena, quell’ultimo straziante, eppure tenero, abbraccio. Mi ha raccontato di fato e intuizione. Mi ha raccontato delle persone che l’hanno aiutato e ho visto sul suo viso una gratitudine sincera e rara. L’ho ascoltato, letteralmente rapita dalle sue parole, vedendo ogni immagine che mi raccontava.

Poi è arrivata un’altra persona, e lui, compostissimo, ha salutato e si è avviato all’uscita. Visto che in settimana tornerà, gli ho detto di passare a farmi sapere com’è andata la sua pratica, se mi vede, se ha risolto almeno qualche bega burocratica.

Dopo un po’ mi sono chinata sotto al bancone ad asciugarmi gli occhi.

Andare.

fibreOggi c’è il sole. E’ una cosa buona. Ho un po’ di sole anche dentro di me, dopo gli ultimi giorni. O dovrei scrivere forse “gli ultimi mesi”. Son qui che cerco di intuire il monitor colpito in pieno dai raggi che entrano dalla finestra, dell’Inter non può fregarmene di meno, e penso che nessuno sia mai del tutto pronto per le cose che avvengono, anche se poi alla fine, un modo per uscirne senza troppi lividi si trova.

Io ho (ri)scoperto la mia fragilità, ma ho anche trovato qualcosa di nuovo, una specie di nervo duro e solido, profondissimo, che è salito in superficie misteriosamente solo negli ultimi mesi, che mi regge in piedi, mi fa tenere duro, anche sbagliando, anche incasinandomi, ma mi dà solidità.

Ho un fibra. E non solo fisica.
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In silenzio.

Questo blog si associa ai tre giorni di lutto cittadino per ricordare le vittime dell’incidente ferroviario di Viareggio.

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Silenzio.

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Tristezza.

ms
Leggo sul blog di Contenebbia, che ci ha lasciati uno dei blogger più geniali, acuti, intelligenti, raffinati e spiritosi che questo piccolo mondo di pazzi che è Splinder abbia mai accolto: Maria Strofa.

Ho avuto lonore di scambiare con Carlo alcuni messaggi privati, che mi hanno riempita dorgoglio perchè ho avuto la possibilità di scambiare qualche parola con una mente così straordinaria.

Ci sono i monitor, cè la rete, e poi ci sono le persone reali, che sincontrano, amano, vivono, muoiono.

La vita reale oggi ha fatto irruzione in questo niente fatto di pixel che è Splinder, e nel modo peggiore possibile.

Un saluto a Carlo, e un abbraccio a tutti coloro che lhanno conosciuto, qui e là fuori soprattutto.

Lomaggio di Contenebbia.

Lultimo post di Maria Strofa.

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Afa.

afaIl caldo, anzi, più che altro, lafa ci è piombata addosso, interrompendo le trasmissioni della primavera.
E anche se qui sul mare non abbiamo neanche il concetto di "afa", se ci confrontiamo con certe zone dItalia, la cosa non è comunque gradevole.
Ho ciondolato in un giorno di ferie obbligate, constatando che non cè più traccia della stagione fredda.
Giro già malamente abbigliata con una vecchia t-shirt come faccio in agosto, nè più nè meno.
Adesso eviterò il solito pippone del "non esistono più le mezze stagioni", tranquilli…
Negli ultimi giorni, scivolando in mezzo allafa, qualcosa in me è cambiato. E cresciuto e maturato, direi.
Ho attraversato chilometri di campi di grano inconsapevole, ed ho incontrato la mia maturità, e ora, nonostante i "bimba" affettuosi che mi rivolgono la maggior parte delle persone che conosco, sento tutti i miei trentasette anni. Uno per uno.
Ma la cosa migliore è che non li cambierei. Non sono mai stata così presente a me stessa come ora che sono parte di un qualcosa che percepisco grande e immenso, sono parte di un "noi". <!– –>

Odoricordi.

glasStamattina sono salita in auto per andare al lavoro, e appena dentro labitacolo, ho sentito il forte odore della verniciatura fatta dal carrozziere.
Glielavevo lasciata per sistemare una botta che mi hanno dato mentre la mia povera macchinina era parcheggiata.
Non è nemmeno la prima volta che mi colpiscono lauto mentre è parcheggiata… meno male che ho trovato uno onesto che si è fatto avanti.
Vabbè, tornando a noi. Lodore delle vernici per auto è inconfondibile, e anche piuttosto penetrante. Mentre guidavo verso il lavoro, però, mi sono resa conto che cera qualcosa in più, una specie di "retro-odore" che andava a sfiorare qualcosa di nascosto nella mia testa. Solo che non mi veniva in mete nulla… Dieci ore dopo, sulla via del ritorno, dimprovviso ho capito.
Da bambina, passavo spesso il pomeriggio nel negozio di una signora che stava proprio di fronte alla bottega di mio padre.
Vendeva vernici per carrozzerie, nello specifico quelle col pappagallo. Per me quella signora è stata a lungo una specie di terza nonna, a volte pranzavo a casa sua e mi preparava della pasta fatta in casa incredibilmente buona. Era di origini abruzzesi, e spianava la sfoglia fino a farla diventare trasparente… Mi lasciava giocare con le mazzette dei campionari dei colori, che mi parevano oggetti meravigliosi, con tutti quei blu e quei rossi e le striscioline dei metallizzati che sbrilluccicavano al sole. E quando poteva, mi regalava uno dei pappagalli gonfiabili che servivano come decorazione del negozio.
Per tutto il viaggio di ritorno ho pensato a quei pomeriggi, io e la mia terza nonna in mezzo a un viavai di carrozzieri e verniciatori, fra pile di barattoli colorati e in mezzo a tutto quellodore inconfondibile che ho ritrovato oggi nella mia auto.
Ciao Terza Nonna L.: sai che mi manchi ancora moltissimo? <!– –>

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