Seratona.

baryshnikov

Nella foto, Baryshnikov in biancheria intima senza cartellini visibili.

Tipo che io sono malata, tosse scatenata, raffreddore a palla e febbriciattola strisciante, infilata sotto il piumone, che guardo Sex and the City (Carrie sta uscendo con Baryshnikov e Miranda è tornata con Steve, così, tanto per aggiornarvi) e mi accingo, appena avrò finito di scrivere questo post, ad asportare TUTTE le etichette e i cartellini di TUTTA la biancheria che ho comprato sabato scorso all’outlet di una nota azienda di intimo, e vi garantisco che è un mare di roba.

Dite la verità, mi invidiate la seratona, eh?

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Maschereide.

mascheraCi sono delle persone che proprio non riesco a comprendere. Sono costantemente in maschera: indossano un’immagine di sé, accuratamente costruita nel laboratorio della loro testa, e la spargono nel mondo con grande alacrità.

Che palle.

Vedo, a volte, su certi blog, in certi uffici, delle tipe (perché disgraziatamente sono spesso le donne a comportarsi così) che si creano la loro bella immaginetta di donne super efficienti, tailleurizzate, taccatissime, inappuntabili e da lì non si spostano, neanche quando avrebbero tutti i motivi per uscire dai gangheri e smoccolare come uno scaricatore di porto. Macchè.

Oppure, quelle blogghiste che sono costantemente impegnate a far sfoggio della loro cultura e intelligenza, sognanti, piene d’aforismi filosofici e foto vagamente osè, che non si pensi mai che sono dei genietti non-scopanti! Fatine sbrilluccicanti e tetta parzialmente scoperta, recensione dell’ultimo film iranoturkmeno sottotitolato in aramaico antico (che loro leggono fluentemente) e poesiola smielata sul loro amore così eternograndestupefacente… mentre strizzano l’occhio al blogger della porta accanto.

Che.

Palle.

Smontatevi un po’, fije mie, scardinatevi, impazzite, fate in modo che non ci si capisca nulla.

La slogatura della mandibola da sbadiglio è molto dolorosa, sapete?

Cambiamenti.

ruscello"Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in ununica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso."
Arthur Golden, "Memorie di una geisha" – 1997

Ricordo bene questa frase, mi viene in mente ogni volta che urto contro qualcosa che fa cambiare la direzione del mio ruscello.
E così che funziona, sul serio.
A volte lurto è devastante, ed è paragonabile ad uno di quei cataclismi naturali che sconvolgono per sempre la geografia di un luogo, a volte nemmeno ci accorgiamo della deviazione, e solo dopo un po comprendiamo ciò che è accaduto.
E dobbiamo guardare il nostro nuovo corso, e capirlo e, soprattutto, accettarlo, perchè è possibile, anzi, è probabile, che niente possa tornare comera prima.
Ma gli urti, è innegabile, ci fanno bene, di qualunque tipo essi siano. Anche lesperienza più drammatica, più sconvolgente, ci segnerà in modo da farci incontrare il cambiamento successivo, quello che stravolgerà in meglio il nostro corso.
E guai se non trovassimo mai ostacoli. Le nostre acque ristagnerebbero, asfissiate dalla poca ossigenazione.
Quindi eccomi qui, a constatare la curva che ha intrapreso il mio ruscello, una curva che non avrei mai incontrato se non fossi saltata su quelle piccole rapide di qualche anno fa, se non mi fossi scontrata con quegli spuntoni di roccia che hanno completamente rivoluzionato il mio percorso.
E tempo di cambiamenti, lacqua scorre limpida e vitale… <!– –>

Silenzio.

silenzio
E che certe volte non mi escono proprio le parole.
Anche se ne pronuncio migliaia.
Ma non sono quasi mai quelle giuste.

<!– –>

Lovesong.

Mi sono appena convinta che questa è la canzone più bella del mondo. Perchè lamore dovrebbe essere così. "Ogni volta che sono solo con te, tu mi fai sentire come fossi di nuovo intero".

 

whenever Im alone with you
you make me feel like I am home again
whenever Im alone with you
you make me feel like I am whole again

whenever Im alone with you
you make me feel like I am young again
whenever im alone with you
you make me feel like I am fun again

however far away
  I will always love you
however long I stay
  I will always love you
whatever words I say
  I will always love you
  I will always love you

whenever Im alone with you
you make me feel like I am free again
whenever Im alone with you
you make me feel like I am clean again

however far away
  I will always love you
however long I stay
I will always love you
whatever words I say
  I will always love you
  I will always love you

<!– –>

Una donna.

Altrove un uomo intelligente pone domande pesanti.
Parole scomode, che fanno riflettere, e fanno anche male, eppure io non desidero sfuggire a queste domande pesanti. Soprattutto queste:

Quando
ti deciderai a prendere in mano i tuoi sogni,
le tue voglie interiori e a mandare affanculo
tutto quello che
sta FUORI di te e che
non ti è mai appartenuto?

Confidi forse nella prossima vita?
Stai aspettando ancora lennesimo principe azzurro
che verrà a salvarti sul cavallo bianco alato? Confidi
ancora in qualcuno di esterno CHE NON SEI TU?

Quanti altri alibi vuoi?
Quelli che ti sei data finora non ti bastano?

Già, quando? Guardo fuori dalla finestra, nel sole impietoso di questo pomeriggio destate, e non ho una risposta. Sono una donna piccola, col cuore avvolto da una specie di nebbia, soffocato da responsabilità che non voleva e che ha dovuto per forza accettare. Non cè una prossima vita, non ce nè abbastanza nemmeno in questa, di vita, e i principi di qualunque colore sono caduti tutti da cavallo. E la consapevolezza che davvero non cè qualcuno di esterno che non sono io a far più male. E la consapevolezza, la lucidità che mi frega, e inaridisce i miei sogni e le mie voglie. Non ho più neanche alibi a cui aggrapparmi, a ben guardare. La mia costante necessità di chiarezza mi mette di fronte a ogni mio singolo fallimento, senza nasconderlo dietro a qualche "Ma io…".
Eppure da qualche parte dovrò pure iniziare ad aprire le finestre del mio cuore, per far uscire la nebbia, per buttare via quello che non mi appartiene, quello che non mi serve… Dovrò provare ad alzarmi in piedi, prima o poi. Prima, se possibile.

(Le "domande pesanti" appartengono a un più lungo e significativo post scritto da The Punisher sul suo blog. Potete, no, anzi, dovete leggerlo QUI.)

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Giorgio!

giorgio(Questa recensione di concerto è dedicata a The Punisher. Son sicura che apprezzerà! )

Ieri sera, io e la mia amica A. abbiamo avuto un rigurgito di adolescenza, e siamo andate a vedere George Michael in concerto. Idealmente ci sono tornati i brufoli, i capelli gonfi di ricci permanentati e i pantaloni stretti e corti, e ci siamo ritrovate quindicenni. Con unincredibile botta di fortuna, ci siamo potute piazzare sotto il palco, alla transenna, e ci siamo viste George a pochissima distanza, con quella sensazione, che fa molto video degli anni 80, di poterlo guardare dritto negli occhi (per quanto gli occhi non siano la sua parte migliore, come abbiamo appurato ogni volta che si girava di spalle!).
Il concerto è stato molto molto bello, e soprattutto divertente. Avvezza come sono ad andare a sentire artisti da cui mi aspetto determinate cose, da cui pretendo quella qualità a cui mi hanno abituata negli anni (se vado a sentire Eric Clapton mi aspetto di essere tramortita dai suoi meravigliosi fraseggi blues), andare a sentire un concerto pop dove lunica pretesa è quella di divertirsi, è un piacevole diversivo. Che poi George offre anche qualità. La sua voce è senza dubbio splendida, e ne ha dato prova subito col primo pezzo, una cover di "Song to the siren" di Tim Buckley che lascia senza fiato.
Niente aria da pop star sul viale del tramonto, assolutamente. Palco spettacolare ma non pacchiano, dominato da una specie di maxischermo-tappeto illuminato da immagini e giochi grafici splendidi (la silhouette di nudo femminile durante "Father figure" merita una menzione perchè è raffinatissima),

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